femminicidio

“La violenza sulle donne è una malattia” – Intervista dire

VIDEO | “La violenza sulle donne è una malattia”: intervista all’avvocato Missiaggia A parlare, per cercare “soluzioni pragmatiche e veloci”, quelle che spesso mancano in questo Paese “poco concreto”, è l’avvocato Maria Luisa Missiaggia, esperta di diritto di famiglia. ROMA – “La violenza è una malattia. So che questa affermazione scatenerà un grande polverone e […]

Libere dalla violenza! Possiamo riconoscere i segnali dell’abuso?ecco come si fa

Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne suscita ormai da anni grave allarme ed insicurezza collettiva, con  fatti di cronaca sempre più frequenti e spesso con esiti nefasti.

Si tratta di un problema tanto diffuso quanto grave cui le istituzioni dedicano una crescente attenzione sia a livello Nazionale che Internazionale.

Lo scorso 17 luglio 2019, il Senato ha dato  il suo ok alla legge sul c.d. Codice Rosso.

La legge dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere innovando e modificando la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, inasprendo le sanzione.

La legge n. 69/19 da tutti conosciuta come “Codice rosso” è entrata in vigore lo scorso 9 agosto.

Ma che cos’è la violenza domestica?

La violenza domestica è il comportamento abusante di uno o entrambi i compagni in una relazione intima di coppia, quali il matrimonio e la coabitazione. La Organizzazione Mondiale della Sanità considera quattro forme di violenza tra partner: atti di violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica e comportamenti controllanti.

Le statistiche degli ultimi anni dimostrano come questa forma di violenza viene posta in essere soprattutto dagli uomini, il cd carnefice.

La violenza contro le donne incide in maniera significativa sulla libertà, la dignità, l’autonomia, l’immagine di sé e l’autostima della vittima, in quanto la violenza sul corpo, sulla mente, sull’emotività, sugli affetti di una donna costituisce una forma di potere e controllo che si esprime attraverso atti o minacce di sopruso fisico, psicologico, sessuale. Per mantenerle in una condizione di sottomissione o inferiorità, l’uomo carnefice si finge superiore agli occhi della vittima, pur essendo in realtà una persona insicura e priva di autocontrollo e valori. Il carnefice conduce piano piano la vittima ad uno stato di inferiorità nei rapporti privati e pubblici, come il lavoro la scuola o comunque il mondo che la circonda. Tutti questi sono episodi che si ripetono e che possiamo definire “routine della violenza”.

 

Quali sono le difficoltà che le donne incontrano  prima di svelare la propria situazione di violenza?

  • Hanno paura di mettere ancor più a rischio la propria sicurezza e quella dei figli;
  • Spesso provano vergogna e hanno timore di subire ulteriori umiliazioni di fronte ad atteggiamenti giudicanti,
  • Spesso si ritengono responsabili della violenza subita e pensano di non meritare aiuto;
  • Sono dipendenti economicamente dal carnefice.

Quali sono i segnali per riconoscere una violenza domestica?

Come uscire dalla violenza domestica?

Il violento pone in essere alcuni atteggiamenti standard, quasi seguisse un copione:

  1. controlla i movimenti, i progetti e le attività della vittima generando isolamento sociale. La vittima così prende le distanze dal mondo, diventa più introversa e inizia a non amare più il contatto con gli altri;
  2. genera paura, distruggendo cose e oggetti ai quali la vittima tiene particolarmente;
  3. in presenza di altre persone, l’abusante cerca in tutti i modi di umiliare pubblicamente la vittima apparendo agli altri “fantastico”;
  4. spesso accompagna alle violenze fisiche minacce verbali, parole che hanno un forte senso dispregiativo finalizzate a far sentire la vittima “invisibile” e che portano a ridurre l’autostima;
  5. teme l’autonomia della vittima, tanto che, dinnanzi a comportamenti che manifestano il desiderio di indipendenza, ricorre a stratagemmi psicologici finalizzati ad annullare le sue volontà;

 

A seguito delle violenza le conseguenze per le donne sono ( indagini Istat ):

1) perdita di fiducia e autostima;

2) ansia, fobia e attacchi di panico;

3) disperazione e sensazione di impotenza;

4) disturbi del sonno e dell’alimentazione;

5) depressione;

6) difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria;

7) dolori ricorrenti del corpo;

8) difficoltà nel gestire i figli;

9) autolesionismo o idee di suicidio.

Mi sento di lanciare un messaggio alle donne in pericolo :“ Donne, dovete imparare a difendervi, a riconoscere la violenza e a dire di no, dovete pensare prima a voi stesse e poi all’altro e nel modo giusto”.

 

Terapia di gruppo per gli uomini violenti: «Curarli per salvare le donne»

Terapia di gruppo per gli uomini violenti: «Curarli per salvare le donne»

«Mi dice mia moglie che sono violento. Non lo so, ma c’è qualcosa che non va in me». Uomini in cerca di aiuto. Una mano arriva dalla onlus Studiodonne.

https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/violenza_donne_terapia_uomini-4732893.html?fbclid=IwAR1QxmFEPSvm8PXZq-3-XLJmxvY6MsvjnubHKtTEpyvYsBYlUlDPPqQTI0U

A difesa delle donne un progetto nei confronti del violento.

Femminicidi: in estate la violenza aumenta

Femminicidi: in estate la violenza aumenta.

Secondo i dati forniti da Maria Luisa Missiaggia, avvocato e presidente della onlus #Perteuomo con l’arrivo dell’estate i casi di violenza aumentano.

Anche Studio Cataldi, il quotidiano giuridico, condivide l’artico dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia

Clicca sul link per leggere l’articolo completo 

https://www.studiocataldi.it/articoli/35141-femminicidi-in-estate-la-violenza-aumenta.asp

Qual è il profilo della vittima che cade nella trappola dell’uomo violento?

Qual è il profilo della vittima che cade nella trappola dell’uomo violento?

A cura della psicologa Dottoressa Gabriella Cascinelli.

Sicuramente, sono persone che facilmente si fanno perdere dal senso di colpa. Il senso di colpa è un’arma potentissima, usata da tutti, genitori, figli, amici, datori di lavoro, coniugi, colleghi, ovviamente tutti coloro che vogliono qualcosa.
Ci sono vari tipi di ricattatori.
Abbiamo le cosiddette vittime, coloro che fanno sapere che se non si farà quel che desiderano, si ammaleranno, soffriranno staranno malissimo perché solo noi possiamo aiutarli.
Poi ci sono i punitivi, quelle figure che in modo esplicito diranno quello che vogliono, comprese le conseguenze a cui andrà incontro la vittima se non farà quello che chiedono.
Per ultimo abbiamo i seduttori coloro che faranno credere alla vittima prescelta di poterla riempire di regali solo facendo quello che loro chiedono.

uomo violento

https://studiodonneonlus.com/come-riconoscere-un-uomo-violento/

 

Ognuno di loro ha una capacità di rendere l’altro completamente cieco, di avvolgerlo nella nebbia della paura, del senso del dovere, di colpa, e così la vittima si sente persa, non riesce a controbattere, e se lo fa subito dopo si sente sbagliata, sporca, inutile ed entra in un vortice da cui non riesce più ad uscire.
Con la conseguenza che ogni giorno il ricatto diventa sempre più forte, più pressante e con esse le punizioni.

https://studiodonneonlus.com/attiva-la-prima-chat-anonima-per-uomini-vittime-di-violenza/

Bergamo. Violenza contro una donna ancora una volta

L’ultima vittima è una giovane donna di 25 anni uccisa dal suo ex marito più grande di lei di 10 anni , di origini tunisine. Rimasta ferita anche la sorella della vittima, coinvolta perché ha cercato di aiutare la propria sorella.
Il dato significativo che emerge ormai chiaramente, è il costante aumento del numero di violenze sulle donne e la ferocia con cui vengono messe in atto.
La giovane Marisa (così si chiamava) aveva più volte denunciato il suo ex marito, chiedendo aiuto, aiuto “ignorato” come ormai spesso accade dinnanzi a questi fatti.
Il carnefice dovrà rispondere sia per l’omicidio della moglie accoltellata con un solo colpo dritto al cuore, che di tentato omicidio per la sorella della donna, ricoverata all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. I medici l’hanno operata e, dopo l’intervento, non hanno sciolto la prognosi: accoltellata più volte all’addome ha riportato gravi lesioni interne.

Qualche mese fa le cronache hanno parlato del cd Codice rosso, un ddl che prevede una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l’obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni dalla denuncia
Il Ministro Bonafede in quella occasione ha riassunto così la legge: “Quando una donna si rivolge allo Stato e alle forze di Polizia per denunciare una violenza che sta subendo, in quel momento quella circostanza e quella donna devono avere una corsia preferenziale, perché a volte anche un giorno può essere determinante per salvare la vita di quella donna.”.

https://studiodonne.it/2018/11/29/eccellente-lidea-di-una-corsia-preferenziale-per-i-reati-di-violenza-contro-le-donne/

E’ la seconda donna uccisa in provincia di Bergamo nel giro di due settimane, sempre per mano del proprio compagno o marito.
Ed è di qualche ora fa la notizia che arriva da Vercelli e riguarda sempre una donna, in questo episodio il suo ex le ha dato fuoco all’interno della sua auto, dopo averla insultata, picchiata e persino speronata. Le condizioni della donna sono gravissime, riporta ustioni per il 40 % del corpo. I due si erano lasciati da un paio d’anni, ma i litigi erano continuati.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sollecita l’approvazione da parte del Parlamento del «codice rosso per le denunce delle donne che si sentono minacciate o molestate». Ed è della stessa idea la ministra per la Pubblica amministrazione, l’avv. Giulia Bongiorno, secondo cui «molte violenze nascono dalla discriminazione e troppe donne che denunziano non vengono aiutate».
E’ sull’onda di questa serie di aggressioni in costante aumento che è nato il progetto #PerTeUomo realizzato di Studiodonne Onlus dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia. L’obiettivo è quello di riconoscere e curare le forme di dipendenza legate alla violenza per curare gli uomini maltrattanti e difendere le donne da ogni aggressione fisica o psichica. Il comportamento violento è una forma di dipendenza che, con un percorso di recupero ispirato a quello dei 12 passi previsto per la dipendenza dall’alcolismo e della tossicodipendenza, può trovare uno spiraglio di consapevolezza e cura. I gruppi di auto aiuto hanno ormai esperienza di recupero nelle dipendenze e nelle malattie cd dell’anima, gruppi dove la ricostruzione della personalità attraverso i tre pilastri della onestà, buona volontà ed impegno costante possono aprire uno spiragli odi cura e guarigione.
Partecipare alle riunioni e ascoltare il messaggio di ciascuno dei violenti attraverso la letteratura della letteratura come avviene per AA (Alcolisti Anonimi) può rappresentare una opportunità da non perdere.

https://studiodonneonlus.com/attiva-la-prima-chat-anonima-per-uomini-vittime-di-violenza/

La chat anonima creata e attiva su questo sito offre la possibilità alla persona con un problema, donna o uomo che sia, di essere ascoltato e partecipare alla creazione di un gruppo di recupero.
Per avere maggiori informazioni contattaci all’indirizzo email info@studiodonne.it.

https://it.blastingnews.com/cronaca/2017/06/condannati-2-pm-donna-uccisa-dal-marito-fece-12-denunce-ma-non-la-ascoltarono-001771841.html

 

#Violenza…ancora!

#Violenza…ancora!

A cura della psicologa  Dottoressa Gabriella Cascinelli

Ancora oggi dobbiamo leggere sui giornali la morte di una donna per mano del suo ex marito che non accetta di essere lasciato.

Signori è arrivato il momento di dover fare qualcosa di diverso da quello che è stato fatto finora e non parlo solo di giustizia penale, ma di presa di coscienza da parte di tutti noi. Quando parlo di presa di coscienza, parlo di aiuti concreti da dare ai soggetti dipendenti dalle loro compagne, madri, mogli.

Aiuti psicologici in cui si fa comprendere il perché della loro malattia e che cos’è che scatta dentro di loro, qual è la molla che li porta a uccidere pur di non perdere l’oggetto del proprio desiderio.

Perché non accettano di lasciare andare, di poter permettere all’altro di fare scelte diverse dalle loro, che cos’è che li porta a chiudere gli occhi e a perdere totalmente il senso della realtà… Questo cari signori dovremmo fare, non solo punire con la galera (quando avviene!) ma indirizzarli verso un percorso per divenire migliori, per poter cambiare dentro di loro la rabbia che li attanaglia e li rende schiavi della loro stessa follia.

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App anti abusi, molestie e stalking: la tecnologia a favore delle donne

App contro la violenza di genere

App che possono salvare: la tecnologia può fare molto per la violenza di genere, può rispondere prontamente alle richieste di aiuto e/o indirizzare le donne che necessitano di aiuto.

Sono diverse le applicazioni che, grazie alla geolocalizzazione e la rete, riescono ad essere un valido supporto per donne in pericolo. Sono attive h24 e totalmente gratuite, mettono in contatto le donne con i numeri d’emergenza e con i centri antiviolenza più vicini.

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App ufficiale del 112, numero europeo dell’emergenza, connette automaticamente la donna in difficoltà alla centrale 112 più vicina. App adatta sia per android che iOS. Se non si può parlare c’è l’opzione chiamata silenziosa in cui si può indicare il tipo di intervento richiesto.

Quando viene effettuata la chiamata viene inviata automaticamente la posizione.

 

D.i.re

App gratuita e creata dalla rete D.i.re capace di mettere in contatto subito la donna con il centro antiviolenza più vicino. Anche questa app è compatibile per Android e iOS.

Le utenti possono registrarsi anche con profilo anonimo e nella app troveranno anche molte informazioni e la possibilità di creare un’agenda per annotare tutti i vari casi di violenza e maltrattamento subiti utili alla ricostruzione.

Shaw

Shaw è l’acronimo di Soroptimist Help Application Women, una rete internazionale di donne attive in campo di diritti umani diffusa oggi in 130 paesi  per un totale di 176.000 socie. L’app è molto intuitiva e tradotta in 12 lingue.

App disponibile per Android i iOS, dedicata e rivolta alle donne che vogliono denunciare, possono mettersi in contatto con il 112, che con il 1522 numero messo a disposizione dal Dipartimento Pari Opportunità ed attivo dal 2006.

L’app segnala inoltre i centri antiviolenza più vicini e ha diverse sezioni tra cui legge in grado di dare le informazioni basilari di carattere giuridico.

 

Stalking buster 

App prodotta da Fondazione Donna a Milano e Avenade Italy disponibile per Android, iOS e Windows phone. Permette di avere una mappa dettagliata del luogo in cui ci si trova, di chiamare il numero 112, un altro numero precedentemente impostato o lanciare un sms di emergenza con le proprie coordinate inserite.